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21/11/2017
 

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Cronaca
US Open, sarà sfida Lorenzi - Fabbiano per un posto negli ottavi di finale
Il derby di 1° turno tra Travaglia e Fognini è del primo, a sorpresa (31/08/2017)
Un capolavoro il match giocato da Paolo Lorenzi contro il gigante lussemburghese Gilles Muller, mancino numero 19 del seeding battuto in quattro set: 67 (4) 63 76 (4) 63. La chiave era disinnescare il servizio del rivale che ha messo a segno comunque 20 ace. "Pure Nadal che ci ha perso a Wimbledon ha detto che non riesce a leggere il servizio di Muller", aveva sottolineato il 35enne senese alla vigilia della sfida. Quale la contromisura? "Semplice, ho studiato Muller su youtube...", ha rivelato Lorenzi, che ha trascorso le ore precedenti il match a osservare i video per capire qualcosa in più sul super servizio del mancino lussemburghese. Una scelta lungimirante che ha pagato visto come è andata a finire. 

"Ho cominciato male ha raccontato il senese - poi sono entrato in partita e sono riuscito ad allungare gli scambi, cosa che contro Muller non è affatto semplice ma fondamentale se vuoi metterlo in difficoltà. Se gli lasci campo gioca con grande aggressività e comanda gli scambi. Il tie break del terzo set probabilmente è stato decisivo per indirizzare dalla mia parte la sfida. Ho giocato davvero bene trovando tre passanti che lo hanno spiazzato". A 35 anni terzo turno agli US Open come lo scorso anno quando fu fermato da Murray: "Non guardo all'età ma ai risultati", puntualizza.

Spesso Lorenzi si allena insieme a Thomas Fabbiano: domani i due si ritroveranno uno di fronte all'altro al terzo turno nel prestigioso palcoscenico degli US Open. Comunque vada sarà un successo: di certo avremo un tennista italiano agli ottavi come nel 2015 con Fabio Fognini e prima ancora nel 2005 con Davide Sanguinetti. Anche per il 28enne pugliese si tratta di una prima volta, mai così avanti in un Major. Ha battuto in cinque set e in rimonta l'australiano Jordan Thompson, numero 73 Atp: 26 62 36 64 62. Ormai il tennista di San Giorgo Jonico è stabilmente nei top 100 (attualmente è numero 82). "I motivi della crescita di questi ultimi mesi? Ho fatto il mio percorso, i risultati che sto raccogliendo adesso sono il frutto del lavoro fatto negli anni. Sono migliorato molto fisicamente e mentalmente. Il match contro Thompson l'ho vinto anche di testa. A inizio quinto set ero sotto 2-0 ma ho colto da parte sua dei segnali di stanchezza. Sicuramente lo era più del sottoscritto e ne ho approfittato", sottolinea.


Thomas Fabbiano

Quindi aggiunge: "Con Paolo siamo amici, lo stimo come giocatore e professionista, è un esempio. Quando possiamo ci alleniamo insieme, lo abbiamo fatto sia qui a New York che a Winston Salem la scorsa settimana. Mio fratello che è qui con me mi ha detto solo poco fa che affronterò proprio Paolo al terzo turno. Ci giocheremo questa sfida ed è una grande soddisfazione per entrambi".

TRAVAGLIA AVANTI TUTTA
Alla fine si è fatto un selfie con un tifoso italiano. Stefano Travaglia, classe 1991 da Ascoli Piceno, è così: genuino ed entusiasta. E' al suo secondo Slam in carriera. Ci aveva provato tre volte perdendo sempre all'esordio: US Open 2014, Australian Open 2015 e Roland Garros 2017. Due mesi fa ha superato le qualificazioni a Wimbledon, il tempio del tennis, cedendo poi al primo turno in cinque set al Next Gen russo Andrey Rublev. Qui a New York ha fatto ancora meglio: ha vinto i tre match di qualificazione senza cedere neppure un set, quindi per la prima volta ha superato il primo turno nel tabellone principale di un Major aggiudicandosi a sorpresa il derby azzurro con Fabio Fognini: 64 76 (8) 36 60. "Poco da dire, ho giocato la peggior partita dell'anno - ammette il ligure - ma onore a lui che è stato pù bravo di me. Ha un buon servizio e un ottimo diritto. I tre set point sprecati nel tie break del secondo set? Forse avrebbero indirizzato in modo diverso la sfida, ma con i se e i ma non si va da nessuna parte".

Travaglia si è ritagliato il suo pomeriggio di gloria nella Grande Mela, laddove nessun sogno è vietato."L'esperienza fatta a Wimbledon- racconta - mi ha aiutato molto oggi. Fabio è un gran giocatore, ha una classifica importante, ma quando vai in campo non pensi a queste cose perché vuoi vincere a prescindere da chi hai di fronte. Io mi concentro sul me stesso, sul mio tennis, pensare ad altro serva a poco. All'inizio sentivo molto la pressione, anche se meno che nel match contro Rublev a Wimbledon. Poi mi sono sentito sempre meglio a parte il terzo parziale in cui sono sceso di livello probabilmente perché non sono abituato a giocare al meglio dei cinque set. Nel quarto ho ritrovato le energie e ora eccomi al secondo turno. Una grande soddisfazione" 

Soprattutto un premio alla perseveranza, al talento di sapersi sempre rialzare, di non arrendersi ai colpi della cattiva sorte. "Con tutti gli infortuni che ho avuto pensavo di dover smettere, ora invece mi sento più forte", sottolinea. Era il 2011 quando Travaglia, giovane promessa del tennis italiano, scivolò sulla scale di casa andando ad urtare rovinosamente con il braccio sinistro contro il vetro di una finestra. Lacerazione dal polso al gomito e taglio netto dei nervi che pregiudicano la sensibilità della mano sinistra. "Dopo l'operazione ci sono voluti mesi per riprendere la normale funzionalità dei braccio e poter tornare su un campo da tennis", ricorda. Il suo è stato comunque un recupero record: dopo otto mesi rieccolo nell'inferno dei future argentini, perché intanto la classifica era crollata: da 309 si era ritrovato 702 del ranking mondiale. Nel maggio 2014 ha centrato la qualificazione al main draw di Roma e ad agosto era di nuovo nei primi 200 grazie. Poi nel 2015 la frattura allo scafoide della mano sinistra: due mesi di stop e di nuovo in pista. Il destino beffardo però era ancora in agguato: il 2016 doveva essere l'anno della conferma e invece ancora un infortunio, se possibile più serio di quello del 2011: frattura da stress alla schiena. Sette mesi di stop di cui tre immobile in un letto. "Non sapevo nemmeno bene cosa fare per stare tranquillo, stavo a casa, ascoltavo musica. Sapevo solo che se dopo tre mesi col busto la frattura non si fosse rimarginata mi sarei dovuto operare”

Chiunque avrebbe detto basta, non ne val la pena. Stefano invece ha sempre pensato al ritorno in campo che si è concretizzato giusto poco più di un anno fa, quando era di nuovo sprofondato intorno alla 600esima posizione mondiale. La svolta nella stagione in corso: ha vinto il challenger di Ostrava e ora grazie al successo al primo turno degli US Open è già salito al numero 119, molto vicino ai top 100. Al secondo turno sfiderà il serbo Viktor Troicki, attualmente numero 52 Atp, avversario non impossibile. "Ci ho già giocato in Australia nel 2015 al turno decisivo della qualificazioni di Sydney - ricorda il 25enne marchigiano - e ho perso un incontro molto lottato. Conoscerlo può essere un vantaggio". E poi la dea bendata finalmente si è ricordata di Stefano.
Servizi di Angelo Mancuso, tratti dal sito www.federtennis.it

 
 
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